Diego Tambosi. Giro d'Italia d'Epoca: bilancio e prospettive

Proseguono le interviste di Alessio Berti agli organizzatori del Giro. E' la volta di Diego Tambosi. Tambosi è l'organizzatore de "L'Alpina" e uno dei fondatori del Giro d'Italia d'Epoca; ci racconta come è nato il Giro, come funziona e quali sono a suo parere i problemi da affrontare. A breve gli interventi anche degli altri organizzatori.

Quando e come è nata l’idea del Giro d’Italia d’Epoca?


L’idea è del 2009; poi abbiamo avuto una prima riunione a Padova nel marzo 2010. L’idea è nata da me e da Gianluca Ghiretti, per far crescere i partecipanti alle ciclo storiche; ricordo le telefonate fra me e Gianluca; lui aveva già organizzato la prima edizione della Polverosa, io ero alla prima edizione dell’Alpina. Quando ho realizzato quella prima edizione, ho contattato Brocci, il patron dell’Eroica, per vedere di creare un movimento: lui mi ha dato il contatto con Gianluca e da qui è nato il Giro d’Italia d’Epoca.

Da sinistra: Daniel Oss, Diego Tambosi, Damiano Tommasi e Rolly Marchi

Fino ad oggi, come sta andando il Giro secondo te?

Il Giro secondo me ha raggiunto il primo obiettivo: ha creato un movimento dove ha trovato spazio il vintage. Lo si può vedere dalla visibilità raggiunta dal sito creato e seguito con passione da Davide La Valle e da te, Alessio Berti (approfitto dell’occasione per ringraziare tutti e due). Se lo spirito iniziale era quello di coinvolgere appassionati con poche risorse - economiche e di tempo - da dedicare al movimento, adesso questa secondo me è la partenza per creare un gruppo di lavoro che possa far crescere il Giro d’Italia d’Epoca. La condizione è la disponibilità di un gruppo di lavoro, un team, costituito da quattro o cinque persone che possano dedicare del tempo per organizzare il Giro; noi organizzatori delle singole tappe abbiamo impegni e non siamo in grado di seguire con continuità lo sviluppo del Giro d’Epoca.


L'antesignano del Giro: il "Circuito delle pedalate d'epoca" nel 2009


Quali sono le maggiori difficoltà incontrate fino ad oggi?

La difficoltà principale è trovare il tempo da dedicare al Giro. La persona che sinora che ci ha dedicato più tempo, essendo presente a quasi tutte le tappe, è Gianluca. Però, affinché l’organizzazione del Giro d’Italia d’Epoca possa fare un salto di qualità, ci deve essere una squadra che abbia tempo a disposizione; per avere dei risultati dobbiamo avere delle persone disponibili per un paio di giorni alla settimana, per i contatti e i programmi da svolgere.

Quali sono invece le maggiori soddisfazioni fino ad oggi?

Vedere la crescita del movimento attraverso il numero dei partecipanti alle tappe e delle visite al sito del Giro d’Italia d’Epoca (non solo in Italia ma in diversi paesi del mondo). Da qui si capisce che il movimento vintage è in crescita.

Programmi, propositi, speranze, migliorie e/o cambiamenti per il prossimo Giro?

Il Giro d’Italia d’Epoca potrebbe organizzare uno o due eventi di particolare rilevanza per catturare l’interesse dei media.

Poi occorrerebbe semplificare il più possibile le valutazioni delle bici. Ad esempio, il partecipante a più tappe con la stessa bici, dovrebbe vedersi attribuita sempre la stessa valutazione, altrimenti perdiamo credibilità nel giudizio. All’abbigliamento e agli accessori dovrebbe essere attribuito un punteggio che non faccia perdere valore all’elemento centrale, che dovrebbe essere rappresentato dalla bicicletta. Infine, l’accettazione di nuove tappe per gli anni a venire, dovrebbe essere regolamentata dando la precedenza a regioni che oggi non sono rappresentate nel Giro.

Per quanto riguarda l’ultima edizione de L’Alpina, in veste di organizzatore, com’è andata?

L’Alpina è la tappa dolomitica del Giro; per questo è diversa da tutte le altre. Quest’anno è andata direi bene; avrei preferito vedere qualche partecipante in più ma, vuoi per la data (molti in questo periodo sono in ferie) vuoi per la dislocazione a nord della nostra tappa, è difficile avere numeri elevatissimi. Comunque, sono soddisfatto in particolare per il successo della Tavola rotonda sul Cicloturismo, che penso possa interessare tutto il Giro d’Italia d’Epoca.