Diego Tambosi. Giro d'Italia d'Epoca: bilancio e prospettive
Fino ad oggi, come sta andando il Giro secondo te?
Il Giro secondo me ha raggiunto il primo obiettivo: ha creato un movimento dove ha trovato spazio il vintage. Lo si può vedere dalla visibilità raggiunta dal sito creato e seguito con passione da Davide La Valle e da te, Alessio Berti (approfitto dell’occasione per ringraziare tutti e due). Se lo spirito iniziale era quello di coinvolgere appassionati con poche risorse - economiche e di tempo - da dedicare al movimento, adesso questa secondo me è la partenza per creare un gruppo di lavoro che possa far crescere il Giro d’Italia d’Epoca. La condizione è la disponibilità di un gruppo di lavoro, un team, costituito da quattro o cinque persone che possano dedicare del tempo per organizzare il Giro; noi organizzatori delle singole tappe abbiamo impegni e non siamo in grado di seguire con continuità lo sviluppo del Giro d’Epoca.
| L'antesignano del Giro: il "Circuito delle pedalate d'epoca" nel 2009 |
Quali sono le maggiori difficoltà incontrate fino ad oggi?
La difficoltà principale è trovare il tempo da dedicare al Giro. La persona che sinora che ci ha dedicato più tempo, essendo presente a quasi tutte le tappe, è Gianluca. Però, affinché l’organizzazione del Giro d’Italia d’Epoca possa fare un salto di qualità, ci deve essere una squadra che abbia tempo a disposizione; per avere dei risultati dobbiamo avere delle persone disponibili per un paio di giorni alla settimana, per i contatti e i programmi da svolgere.
Quali sono invece le maggiori soddisfazioni fino ad oggi?
Vedere la crescita del movimento attraverso il numero dei partecipanti alle tappe e delle visite al sito del Giro d’Italia d’Epoca (non solo in Italia ma in diversi paesi del mondo). Da qui si capisce che il movimento vintage è in crescita.
Programmi, propositi, speranze, migliorie e/o cambiamenti per il prossimo Giro?
Il Giro d’Italia d’Epoca potrebbe organizzare uno o due eventi di particolare rilevanza per catturare l’interesse dei media.
Poi occorrerebbe semplificare il più possibile le valutazioni delle bici. Ad esempio, il partecipante a più tappe con la stessa bici, dovrebbe vedersi attribuita sempre la stessa valutazione, altrimenti perdiamo credibilità nel giudizio. All’abbigliamento e agli accessori dovrebbe essere attribuito un punteggio che non faccia perdere valore all’elemento centrale, che dovrebbe essere rappresentato dalla bicicletta. Infine, l’accettazione di nuove tappe per gli anni a venire, dovrebbe essere regolamentata dando la precedenza a regioni che oggi non sono rappresentate nel Giro.
Per quanto riguarda l’ultima edizione de L’Alpina, in veste di organizzatore, com’è andata?
L’Alpina è la tappa dolomitica del Giro; per questo è diversa da tutte le altre. Quest’anno è andata direi bene; avrei preferito vedere qualche partecipante in più ma, vuoi per la data (molti in questo periodo sono in ferie) vuoi per la dislocazione a nord della nostra tappa, è difficile avere numeri elevatissimi. Comunque, sono soddisfatto in particolare per il successo della Tavola rotonda sul Cicloturismo, che penso possa interessare tutto il Giro d’Italia d’Epoca.






Leggi tutto...